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Pubblicazioni

Città sostenibile e spazi aperti

COPERT.CIITA' SOSTENIBILE

 

  • Lorenzo Vallerini
  • Pitagora Editrice, Bologna, giugno 2005
  • Pagg. 280 € 23,00
  • ISBN 88-371-1538-5

Le aree urbane rappresentano sia il confine più estremo della “incompatibilità” tra attività umane e equilibri ambientali, sia la sfida più rappresentativa dell’applicazione di modelli di sviluppo sostenibile. Gli indicatori presi in considerazione per una valutazione di sostenibilità in ambito urbano riguardano diversi aspetti, ma quelli relativi al sistema degli spazi aperti (pubblici o privati, ad uso ricreativo o produttivo) giocano un ruolo rilevante come fattore di compensazione ambientale, come struttura per l’incremento della potenzialità biotica dell’ecosistema urbano.

Il sistema degli spazi aperti è ciò che rimane tra le strade e le case, oppure sono i luoghi dove viviamo, oppure è qualcosa che definisce le nostre città e le nostre regioni?

In relazione a tali questioni questo testo riunisce una serie di materiali e di esperienze di pianificazione e progettazione degli spazi aperti in alcune aree urbane-metropolitane del British Columbia-Canada e dell’Italia, organizzandole secondo il filo di un ragionamento che intende ricongiungere tra loro i principi generali della sostenibilità urbana, un quadro di modalità di intervento ed una rassegna di casistiche di piani e progetti (Vancouver, Victoria e Surrey, Bologna, Roma e Torino, Reggio Emilia, Ferrara ed Empoli).

Forse, l’aspetto più importante di questo libro riguarda proprio il passaggio dall’idea all’azione concreta. Come si occupano del loro spazio pubblico i cittadini di Empoli? In che modo i politici della città di Vancouver delineano la crescita dei loro sistemi del verde e di mobilità alternativa e continuano a finanziarli? In che modo i responsabili dei piani urbanistici di Roma o di Torino concepiscono gli spazi aperti in quegli ambienti urbani così complessi? Come si è ampliata l’idea della greenway urbana sino alla scala regionale? Come è che i governi dell’Italia e del Canada sostengono questo nuovo modo di guardare alle nostre città?